Pica pica


27 Agosto 2020 : Pica #073

L'importanza della condivisione.


Sono l'autore di un libro di prossima pubblicazione, che parla dell’utilizzo della creatività di gruppo nel lavoro - perché condividere ciò che conosciamo e in cui crediamo è importante.

Rimanere uniti mantenendo le distanze con Collaborative Creativity.

Ho terminato la prima bozza di "The Forces of Collaborative Creativity" alla fine di gennaio di quest'anno. È un libro che ha come argomento la metodologia utilizzata da Atstrat, una società che ho co-fondato. Il libro è diviso in due parti, la prima presenta la filosofia della Collaborative Creativity e le sue applicazioni, la seconda parte è una guida pratica su come progettare ed eseguire sessioni di Collaborative Creativity.
Al centro della Collaborative Creativity è l'idea che la condivisione di esperienze e processi di pensiero migliori il lavoro di squadra e i processi decisionali. Credo che i luoghi di lavoro possano e debbano fornire strumenti migliori che consentano di esaminare in modo costruttivo le emozioni e il pensiero irrazionale perché la mia esperienza mi dice che questo porta ad avere risultati migliori. È solo coerente che una filosofia che crede nella condivisione debba essere condivisa con gli altri e il mio libro è un modo per promuovere un'adozione più diffusa della Collaborative Creativity.
La Collaborative Creativity migliora la comprensione reciproca tra gruppi eterogenei. Sempre più persone si stanno rendendo conto che la diversità è positiva. Il sottotitolo del libro è "A practical guide to creative teamwork in the healthcare business". Atstrat lavora prevalentemente con aziende farmaceutiche, in mercati in cui operano molti e diversi soggetti interessati. È comune e comprensibile per ciascuna parte vedere un problema solo dalla propria prospettiva: la Collaborative Creativity riunisce diversi stakeholder e li aiuta a comprendersi a vicenda, vedere un orizzonte più ampio, identificare interessi comuni e trovare soluzioni a vantaggio di tutte le parti.

Ho lavorato sulla seconda bozza del libro durante il lockdown imposto dalla pandemia nel nord Italia, dove vivo. Era snervante scrivere dei vantaggi dell’unirsi quando gran parte del mondo si isolava e praticava l’allontanamento. Ho continuato a scrivere perché ero e sono fiducioso che l'emergenza passerà, anche se sembra probabile che alcuni dei suoi effetti saranno duraturi: per molti la percentuale di tempo trascorso negli uffici del proprio datore di lavoro non tornerà mai ai livelli precedenti al Covid-19.
Ciò significa reinventare alcuni aspetti del modo in cui lavoriamo. La Collaborative Creativity si è già dimostrata efficace nell'aiutare i team a progettare nuovi modi di interagire e mantenere i team distanziati focalizzati e coesi. Per coloro che si trovano ad affrontare una situazione nuova, che non tornerà ad essere come prima, la Collaborative Creativity può essere un aiuto per definire questa nuova normalità e, potenzialmente, diventarne anche una parte integrante. Utilizzata periodicamente la Collaborative Creativity, può permettere a un team di lavoro relativamente isolato di essere co-autori di nuovi progetti e procedure. L'autodeterminazione è un potente motivatore, ma, da sola non basta. Così come le pratiche standard imposte da un'autorità superiore consentono la coerenza organizzativa ma sono spesso inflessibili, potenzialmente inefficienti e demotivanti. La Collaborative Creativity può aiutare un team a definire o perfezionare delle procedure che soddisfano gli obiettivi definiti dai loro leader e contemporaneamente sono corrispondenti alle esigenze e preferenze degli individui nel team.

"The Forces of Collaborative Creativity" sarà pubblicato il 27 ottobre di quest'anno, tra solo due mesi, eppure immaginare anche il prossimo futuro è problematico a causa dell'incertezza in cui viviamo tutti. Le previsioni attuali ci dicono che passerà un altro anno prima che il Covid-19 cessi di essere una minaccia. Anche per coloro che credono che alla fine tutto tornerà alla normalità, quell'eventualità è lontana. La resilienza è la capacità di resistere agli shock finché non viene ripristinata la normalità, mentre l'adattabilità consente a un sistema di evolversi e trasformare gli shock in opportunità. Cambiamento e innovazione erano concetti popolari prima che la pandemia li rendesse una necessità, ma in realtà, la maggior parte delle aziende affermate in mercati maturi erano orientate all'ottimizzazione, non alla disruption. La straordinaria disruption portato dal Covid-19 ha costretto anche le aziende più conservatrici a fare rapidi cambiamenti e ad accelerare l'adozione di nuovi metodi di lavoro. L'impatto economico di questo è caduto sulle aziende ma l'impatto psicologico e fisico è caduto sui loro dipendenti. In circostanze eccezionali, le persone hanno accettato sfide eccezionali, ma questa resilienza può essere solo temporanea, non è sostenibile a lungo termine: è necessaria adattabilità individuale e sistemica.
Una società è definita da ciò che gli individui al suo interno condividono. Le società, un tempo stabili, all'interno delle aziende stanno cambiando rapidamente. Prevedo che affrontare questo cambiamento in modo ponderato, metodico e corale sarà un elemento di differenziazione tra coloro che si evolvono e coloro che tentano strenuamente e invano di rimanere resilienti.

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P I C A
R E C E N T I

Contando le forze di Collaborative Creativity.
La creatività è più di un semplice processo per produrre nuove idee e la Collaborative Creativity è una metodologia che riconosce nella creatività molti altri effetti e vantaggi.
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L'importanza della condivisione.
Sono l'autore di un libro di prossima pubblicazione, che parla dell’utilizzo della creatività di gruppo nel lavoro - perché condividere ciò che conosciamo e in cui crediamo è importante.
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Le ambizioni del Creative Commitment.
Ho seguito dal vivo la presentazione della scala del Creative Commitment - una cosa meravigliosamente donchisciottesca.
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Aspetta, c'è ancora...
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